Consapevoli che far cinema sia ormai più un atto di resistenza che un mestiere, stasera festeggiamo.
Nonostante la crisi del mattone, costruiamo.
A tip tap, con la stessa necessità di raccontarci e di raccontare il nostro mondo.
Festeggiamo Gomorra e Il Divo, con un inchino: figli violenti di un sistema sagace che soffre e respira a stento, con una classe dirigente sinistra, accorta ed occludente.
Che sfrutta, ingloba, sputa, feroce. Mantiene il potere.
Festeggiamo l’efferatezza di questo nostro meraviglioso paese.
Festeggiamo noi stessi, che nonostante l’evidenza, neghiamo l’evidenza, e mettiamo su pietre calce e scalpello. Soffiando sulle braci. Camminandoci sopra.
Un due. Passo dopo passo.
Senza nessuna protezione.
Consapevoli, con John Fante, che solo i pessimi scrittori danno colpe alle case editrici, facciamo burrasca. Battiamo sui tamburi. Respiriamo forte. Riprendiamo fiato..
Smontiamo le porte. Che a forza di sbattervi, si diventa Ulisse.
Osiamo.
Stasera ci opponiamo alle difficoltà, reagiamo agli strapoteri, fischiamo eccoci qua.
Ce la facciamo sotto dalle risate, perché siamo ancora qua. Leggeri e severi con noi stessi e con i nostri amici, perché nessuno di noi ceda all’attesa speranzosa o alla momentanea lusinga.
Festeggiamo gli anni ’10 che stanno per arrivare.
Ci riprendiamo il nostro tempo.
Perché un paese senza cinema è un paese per ciechi.
Sorridenti, sfacciati, talvolta altezzosi, arrabbiati, equivoci o seri, ma mai stanchi, invidiosi del successo altrui o con gli occhi a terra, festeggiamo il nostro compleanno.
Siamo forti tutti quanti e non è una affermazione ma un’esortazione. Guardiamolo negli occhi questo mestiere, questo paese, e beviamoci su, stasera.
“Me ne frego di Dio, se il Re è amico mio”.
Per il momento non ci facciamo amico né il Re né Dio. E vediamo cosa succede.








