dovrei scrivere dell’altro, ma questa voglio proprio raccontarvela.
sono due anni che non scopo. non è che sono brutto, non è che non ci provo, ma non ce la faccio. due anni che non si batte chiodo. sono andato fin in spagna perchè mi avevano detto che li era letteralmente un puttanaio, ma niente da fare. le spagnole hanno guardato la mia panza e hanno deciso che non era sexy. troppo basso, troppo timido, puzzi troppo, insoma c’era sempre un troppo che mi fotteva. due anni sono lunghissimi.
ieri a pranzo è venuta mia nonna. lei è sola da nove anni. i miei nonni si sono conosciuti su un bus a roma. mio nonno, che faceva il poliziotto, ha avvicinato mia nonna e le ha provato a parlare. lei gli ha sorriso e si è fatta accompagnare fino a casa. poi se n’è andata. mio nonno l’ha ritrovata a fiorenzuola. l’ha cercata dappertutto, capite, e si è presentato alla bisnonna chiedendole la mano di sua figlia. andava così allora, più nella realtà che nei film. mio nonno era una persona straordinaria. sapeva fare tutto. un giorno, da piccino, gli ho fin chiesto se sapesse suonare il violino. mi ha risposto di no ridendo. mi portava sulla canna della bici in giro la sera e quando c’era la discesa vicino alle scuole io facevo no no, non lo fare, ma lui andava giù lo stesso, e io, alla fine, ridevo con le mani alzate perchè sapevo che non mi avrebbe mai fatto cadere. mio nonno si è ammalato di cirrosi epatica. non beveva. ha preso l’epatite non si sa come. quella è una malattia che, di solito, uccide le persone in un paio di anni. mio nonno è andato avanti 17 anni. gli avevano detto no vino, no carne rossa, no dolci. e ogni giorno un cucchiaio di olio di ricino. non ha mai MAI sgarrato. ogni giorno lo vedevo bere il cucchiao di olio per poi dire “iabudass”, che schifo. quando mio nonno è morto io c’ero. mia nonna era andata un attimo sul balcone e lui è morto proprio in quel momento, come se non volesse farsi vedere dalla persona che ha amato per 50 anni. ho una cosa che mi pesa ed è mia nonna che stringe piangendo mio nonno senza vita, accarezzandolo con i singhiozzi. quello è il mio amore.da allora nonna non è più stata la stessa. si sveglia nel cuore della notte sentendo la voce di mio nonno sussurrarle cose dolci.
a pranzo nonna mangia come un uccellino. è dimagrita a bestia e spilucca qua e la. gli occhi le fanno fatica e non ci sente più bene. si sta lasciando andare e sono sicuro che una parte di lei ne è contenta. lui è li ad aspettarla. mentre mangiamo mi chiama il mio amico Gabro e mi dice “Pera sto con due maialone assurde. devi venire. ora.” io guardo mia mamma, che ha sentito perfettamente tutto e mi sorride. mi alzo e mi vado a vestire. saluto tutti ma, prima di uscire, mi rendo conto che non ho neanche un soldo. e vedo li la borsetta di mia nonna. senza alcun rimorso le frego 20 euro. non se ne accorgerà mai.
le tipe sono effetivamente carine. dicono che vengono dal canada, che stanno facendo un viaggio in macchina per l’italia e che si sono fermate a fiorenzuola perchè hanno rotto la macchina. “che culo” dico senza essere capito. c’è una decisamente carina, e una più bassina, ma con tutte le sue cosette a posto. due anni che non scopo. ricordiamocelo. sembrano simpatiche. decidiamo di andare a berci qualcosa in riva al fiume, intento affatto bucolico, piuttosto mirato risparmio: al supermercato le bocce di vino costano meno che al bar. ne prendiamo sei, c’è tempo per berne altre, al massimo.
arrivati al fiume le tipe si siedono a terra e iniziano a ridere. cazzo hanno da ridere?, chiedo al gabro “sono eccitate” mi risponde lui, ma non capisco il collegamento. il dialogo langue, a dir poco. non parlano bene inglese e noi non parliamo francese se non due cazzate. la cosa più simpatica che riesco a dire è, a quella bassa, che sembra un hobbit. non la prende bene e non mi parla più. la buttiamo sul triviale e iniziamo con le canzoni da osteria. ci tocca sentire pure quelle canadesi e quando proviamo a ripeterle le ragazze si dimostrano estremamente pignole riguardo l’intonazione. ci fanno il gesto di quando l’ottava dev’essere una più in alto. a parte tutto, però, le ragazze bevono. stanno dietro a me e gabro e, in un’ora, ci secchiamo le sei bocce. noi siamo belli freschi e contenti. mi metto a pisciare nel fiume e sento le ragazze scoppiare a ridere di brutto. al gabro dico “devono avermi visto l’uccello e si sono eccitate a bestia” no pera, mi fa lui “è che ti sei tutto pisciato addosso” e solo allora vedo la macchia sui pantaloni.
quella più caruccia delle due si alza. dice toilet. va dietro ad un albero. quando torna si siede a terra. si batte con la mano sulla testa e inizia a vomitare tipo idrante. mai visto tanto vomito in vita mia. ovviamente io e gabro scoppiamo a ridere, poi lui si alza per aiutarla e, molto probabilmente, per cercare di palpeggiarla mentre è svenuta. ancora sto ridendo quando mi giro e vedo l’hobbit fissarmi. mi guarda dritto negli occhi. “do you have a girlfriend?”. dal niente. così. “no” dico scuotendo la testa. “and you? you have a boyfriend?” “i have a fuck friend” dice lei. wow. scop’amico esiste anche in inglese. e siamo li. e improvvisamente mi ritrovo nella situazione che devo baciare questa sconosciuta che ho chiamato hobbit e che non mi ha rivolto la parola tutta la sera. due anni che non scopo. “kiss?” faccio indicando me e lei. lei annuisce. mi giro e la bacio. ha una linguetta vispa e dura che fruga dappertutto. credo abbia trovato un popcorn di un paio di sere fa. l’alito le puzza di vino. intanto dietro di noi c’è il gabro che spara fuochi d’artificio da quanto è contento per me. è fatta. stasera si scopa. è fatta. dopo due anni. ci diamo un ultimo lunghissimo limone, manco avessimo 15 anni e poi anche lei dice toilet. si alza e va dietro lo stesso albero. mentre è via il gabro mi da sette scelte di goldoni differenti. opto per quello ritardante lui stimolante lei. quando torna l’hobbit cammina storto. giovane frodo ubriaco si siede a terra e, dopo un paio di secondi, si mette a vomitare pure lei. dio cane. al secondo getto ancora ancora pensavo me la faccio lo stesso, ma quando ho visto cosa ha mangiato tre giorni fa ho realizzato che era finita. “tanto vale mandarla in vacca” dico al gabro. e vediamo che dalla borsetta della prima spunta una macchinetta digitale. la prendiamo e iniziamo a farci delle foto stupidissime con le tipe mezze morte incoscienti a terra. io sopra una che la monto. io che rubo il portafoglio. io che faccio finta di vomitare. io con il cazzo fuori e l’aria triste.
è ora di andarse. è tardi. il gabro sveglia la prima. ci mette un po’ ma si sveglia. io vado dall’hobbit. la scuoto. niente. la scuoto più forte. niente. inizio a prenderla a schiaffi. niente. o-cazzo. estremo, le metto la testa nell’acqua del fiume. si ripiglia, ma rinizia a vomitare subito. che palle. ho detto al gabro mettimela sulle spalle, la riportiamo al BB dove stanno. me la mette in groppa e la stronza mi vomita tutt’addosso. merda. due anni che non scopo. iniziamo a trascinarla di peso in due, ma questa continua a cascare, così decidiamo va bene, chiamiamo l’ambulanza.
le sirene mi sembrano eccessive, ma sembra di stare in er, con quello dell’ambulanza che dice “julie (hobbit) stai sveglia! STAI SVEGLIA” NON CHIUDERE GLI OCCHI!” e sotto io che dico eccheccazzo è solo sbronza. la sua amica è sconvolta. al pronto soccorso si toglie gli occhiali e continua a piangere. non la smette un secondo. è una scena tristissima. con l’hobbit collassato sulla barella, la ragazza che piange e… il gabro che, dietro di loro, mi fa segno solo con la bocca L-A M-A-C-C-H-I-N-A F-O-T-O-G-R-A-F-I-CA e mi ricordo delle foto. che figura di merda se le vedessero. così, mentre la tipa piange, io cerco di rubarle la macchina dalla borsetta. mi becca subito. “ehm… I was looking for a… come cazzo si dice fazzoletto?”
niente. non ho scopato neanche stavolta. siamo stati al pronto soccorso tutta la notte. alla mattina sono rientrato a casa distrutto e con la maglia sporca di vomito secco. vicino all’ingresso era seduta mia nonna. aveva gli occhi gonfi. teneva in mano degli spicci. li contava, uno sopra all’altro, con la finestra dietro a muoverle i leggerissimi capelli che le sono rimasti. quando mi ha visto non si è accorta dello stato in cui ero. “cosa fai nonna?” “a sum mia bòna da ‘catà 20 euro (non riesco a trovare venti euro)” ed è agitatissima, e non la smette di contare le monete che ha in mano. “te li volevo regalare” dice. vedo mia nonna, magrissima, con la vestaglia che non le va, la vedo che si sente persa per quei venti euro, sconfitta, come se tutto quello che contasse fosse quello. mi sono messo a piangere, come non facevo da una vita. sono scoppiato a piangere e mia nonna si è alzata e mi ha abbracciato e mi ha detto stai tranquillo te ne do degli altri. piangevo e non la finivo più, perchè il mio regno è quello del rimorso, e mai quello della verità, perchè cammino con la mia ombra e a volte la mia ombra è migliore di me.
sono andato a letto senza lavarmi e senza dire a mia nonna dei venti euro. ho pensato a cosa c’era dietro quell’albero che faceva vomitare le ragazze e a mio nonno e a come, se mi vedesse, si vergognerebbe di me.






