io e sofia siamo seduti vicini sul pullman. lei sta dormendo, io ho gli occhi chiusi e sono lì lì. la testa mi scivola e si appoggia delicatamente sul suo seno. sofia ha delle belle tette. non è bella, ma tutti se la farebbero per via delle tette e per quall’aria da maialina che non riesce a lavarsi dalla faccia. appena la mia guancia si appoggia alla maglietta mi sveglio, e mi rendo conto dove sono. mi aspetto che da un momento all’altro lei si metta a ridere e mi sposti la testa imbarazzata. ma non succede nulla. i secondi passano e io sono sempre li. mi verrebbe da muovere la lingua, chissà, magari sento qualcosa. ma ecco che Sofia si muove, ecco, mi dico, è finita, e invece si sposta e appoggia la gamba sopra le mie ginocchia e poi giù, in mezzo alle cosce. anche lei era sveglia e mi immagino che sia diventata tutta rossa, come sempre fà quando non sa cosa pensare.
la sera prima. io e Sofia balliamo insieme. siamo in seconda superiore e siamo in inghilterra, in gita. è un pub orrendo e queste sono le prime birre, quelle che le senti, no matter what, come dicono la. io sono uno sfigatello incredibile. in quel periodo ero convinto di voler fare il baywatch, proprio come micc biucannon, quello della tv. e non è che lo dicevo così, mi stavo proprio informando. e poi facevo il duro, mi davo un tono. traducevo i testi dei metallica e dicevo che li scrivevo io. nothing else matter mi ha fatto limonare un bel po’. e figuriamoci se un duro si mette a ballare. tsk. no grazie claudia, una ragazzetta che mi ha invitato ad andare in pista. rimango seduto insieme a sofia e al pippo. il gruppo sul palco inizia a suonare let it be. io guardo sofia, e non so cosa mi prende, ancora adesso mi chiedo perchè, ma la invito a ballare. lei, che mi aveva appena visto rifiutare claudia, si alza tutta impettita e mi accompagna in pista. ci stringiamo, come non sapevo si facesse. sofia, dolcemente, mi accarezza il collo. le sue dita piccolette si muovono delicatamente rizzandomi tutti i peli sulla nuca.
sono passati dieci anni, ed è così che io e sofia ci siamo messi insieme. alla fine della gita, sull’aereo, ci siamo dati il nostro primo bacio. ricordo che eravamo sopra ad un lago, non so se maggiore o garda, ma poco conta. in dieci anni io e sofia non ci siamo mai lasciati. conosco molte coppie che durano tanto, ma succede che spesso si lascino per mesi, per poi tornare insieme. io e sofia no. litighiamo come bestie, ma dopo poco, dopo dieci minuti, sentiamo il bisogno di stringerci e di tornare a ridere per qualsiasi cosa. lei è dolce con me. anche se abbiamo quasi sempre abitato in posti lontani, non mi ha mai fatto passare un compleanno da solo. mi ricordo un anno che abitavo a genova, ed era il mio compleanno, e lei mi aveva detto mi spiace, non posso venire. io mi ero depresso a morte e avevo iniziato a bere. un amico mi aveva trascinato a casa e davanti al portone c’era sofia ad aspettarmi, con un fiocco appuntato sul petto. sono io il tuo regalo. il fatto strano è che anche lei non stava bene, si era presa un qualche tipo di virus, e così avevamo passato la serata in bagno, io a vomitare, lei con la diarrea. e anche se stavo messo così, ricordo quello come uno dei compleanni più felici di tutti.
in dieci anni non ho mai tradito Sofia. ci siamo messi insieme a sedici anni, capirete che prima non è che scopassi a destra e a manca. io ho fatto l’amore solo con Sofia. a volte mi pesa, mi chiedo se le altre patate sono diverse da quella della mia sofia. altre volte mi sento fortunato, perchè non devo partecipare a quella infinita corsa campestre che è la ricerca di una donna da montare. lei dice che mi è sempre stata fedele e che anche lei non mi ha mai tradito con nessun altro. e io le credo. quando mi sono trasferito a roma è stata dura. si, ho abitato a bologna e a genova, ma tutti i week end tornavo da lei. invece roma è lontana e non si può tornare a casa ogni settimana. poi a sofia questa città non piace. la prima volta che ci è venuta io dovevo lavorare e le ho detto vai un po’ in giro, fai la turista. quando sono rientrato a casa lei dormiva sul mio divano. le ho chiesto perchè non è uscita e mi ha risposto che roma le fa paura. allora l’ho stretta nel mio letto, ho iniziato a baciarla e ho capito che io e sofia non avremmo mai abitato insieme qui.
sono un po’ di giorni che sento sofia strana, boh, mi chiama meno. è stata in montagna con dei suoi amici e se le chiedo che cos’hai lei mi risponde che è stanca e quando torno a casa. così ho deciso di tornare questo week end. sono andato a termini due ore prima della partenza del treno e le ho preso dei regali. ho preso un astuccio per le matite, perchè so che ne ha bisogno, uno shampoo di bottega verde che le piace perchè le ricorda qualcosa, e un completino intimo sexy, con il reggiseno trasparente a triangolo, come piace a me. due piccioni con una fava. in treno sono agitato. non rivedo sofia da due settimane e mi manca. quando mi aspetta in stazione a parma si mette sempre nello stesso punto e mi corre incontro sorridendo. di solito non ci baciamo sulla bocca appena ci rivediamo. ci abbracciamo e io infilo la mia faccia tra la sua spalla e il suo collo. sento il suo profumo.
quando esco dal sottopassaggio la vedo, ed è dove sta sempre. ma non mi corre incontro. sorride però, quindi va tutto bene. ci abbracciamo, la stringo e poi la bacio. lei arrossisce. in macchina fino a casa parliamo del più e del meno. mi racconta la sua giornata e io la mia. ceniamo insieme. mi ha preparato il risotto che, non diteglielo, non sà proprio fare. poi andiamo in camera. mi metto a letto, sono stanco, ma ho comunque voglia di sentirla nuda vicino a me. mi spoglio e… mi scappa una scureggetta. ci mettiamo a ridere, perchè chi è che non ride con le scureggette ma.. la risata di sofia è qualcosa di più, non finisce quando dovrebbe finire, è come se non smettesse mai e io la fisso e la risata diventa un singhiozzo, più singhiozzi, lacrime e occhi gonfi. io sono nudo e mi alzo, la abbraccio le dico tata cosa c’è? cosa succede, ma lei scansa le mie mani. non la smette di piangere e io sono preoccupatissimo. stai male? cosa c’è, cosa succede?
Sofia si è comprata gli scarponi nuovi. ha iniziato a camminare da poco in montagna, ma le piace. le piace la fatica che si prova a salire e la soddisfazione di quando si è in alto e si vede tutto sotto. è fortunata, perchè i suoi amici vanno spesso in montagna, a sciare, a fare camminate o a fare solo dei giri. insieme a sofia ci sono Luca, Paolo, Francesco e Giulia, una sua amica. a Giulia piace il cazzo. vorrei dirlo in modo diverso, ma questo è. non c’è niente di male, ma a lei proprio piace e se può appena, si mette a succhiarlo. questo, per quando viene il momento di andare a dormire nelle tende, è un po’ un problema. perchè ci sono tre tende, e Giulia si infila in quella di Luca, Paolo è grasso e vuole dormire da solo, e a sofia rimane solo la tenda di Francesco. quando le telefono, questa cosa non me la dice. mi dice che dorme in tenda con Giulia perchè, si ripete, tanto non succede nulla. e davvero la prima notte non succede niente. Francesco, però, è simpatico, ha sempre la battuta pronta e parla a Sofia come se la conoscesse, anche se proprio non sa chi è. i gusti di sofia sembrano gli stessi di Francesco e, quando spengono la luce, a tutti e due viene voglia di parlare ancora. Sofia pensa di mettere le mani avanti e parla al francio (così lo chiamano gli amici) di me, del suo francesco, e dice che le cose tra noi vanno bene, che mi ama, grazie. nei tre giorni di campeggio Sofia e il Francio camminano sempre vicino. lei, che è un po’ inesperta, rimane spesso indietro, e lui l’aspetta. ridono del fiatone. ridono dei sassi, ridono di tutto cazzo. l’ultima sera si festeggia e tutti bevono. vorrei pensare che si sono sbronzati per bene, ma non lo so. Giulia, ovviamente, sta spompinando quello nella sua tenda e quindi sofia, ancora una volta, si sdriaia vicino al francio. fa freddo quella sera. francio si gira verso sofia, verso la mia sofia, e l’abbraccia. lei rimane ferma, proprio come quel giorno sul pulman. sarà arrossita? le saranno venute davanti agli occhi tutte le nostre cose? ci avrà visto da grandi mentre ci sediamo su una panchina e ricordiamo? mi avrà pensato solo nel mio fottutissimo enorme letto romano mentre penso a lei con il pisello in mano? oppure non ha pensato a nulla quando si è girata e ha infilato la lingua in bocca al francio, con una passione che da anni non provava. non ha pensato a nulla quando si è spogliata e ha mostrato il suo seno che da dieci anni vedo solo io, ad uno sconosciuto. niente mentre si è fatta accarezzare, bagnata, eccitata, sola. hanno scopato. lui è venuto abbastanza in fretta e credo che a lei non sia piaciuto più di tanto. ma ovviamente questo sofia non me lo dice.
le mani mi tremano. me ne accorgo dopo un po’. forse ho freddo, penso, dato che sono ancora nudo. mi guardo il pisello, piccolo, rugoso, stupido. Sofia è seduta davanti a me. mi ha raccontato tutto. non ha ancora smesso di piangere, e la cosa mi irrita a dismisura. ha detto la frase mi spiace credo un milione di volte. mi spiace, scusa. non voglio perderti, non voglio che finisca. ti amo. boh. non capisco. non riesco più a capire quello che succede. la testa mi gira. dieci anni. scusa. let it be. mi spiace. il francio. scusa. la prima volta che io e sofia abbiamo mangiato insieme un gelato il mio è caduto e lei mi ha dato il suo. mi spiace. mi alzo e mi rivesto. quando lei cerca di toccarmi la sposto con forza e vedo la mia mano in aria, pronta a colpirla. mi fermo, ma non perchè non voglio farlo. mi fermo e basta. prendo il mio zaino ed esco, lasciando sofia in lacrime, seduta a terra, le gambe piegate con un angolo innaturale.
cammino in strada. è notte, cerco di non pensare al francio, che non so che faccia abbia. cerco di non sentire la fitta che mi comprime la pancia e non se ne va. vado in un bar, ma appena mi siedo capisco che non voglio stare li. mi siedo su una panchina, ma anche quella non va bene. non riesco più a trovare il mio posto. e allora mi metto a piangere, perchè quando penso quella frase, capisco che è questo quello che è successo. senza sofia non so più quale sia il mio posto. vedo un’insegna rosa lampeggiante. è un puttanaio. uno strip club. entro senza fermarmi. mi siedo sui divanetti. le ragazze che ballano sul palco mi sembrano brutte, sciatte, con tutti quei brillantini che cadono, e i vestiti minuscoli che non vedo perchè metterli. oltre a me ci sono solo un vecchio, e un signore che ascolta con le cuffie della musica. mi sembra un film di Lynch, e non mi piace. me ne sto per andare quando una donna mi si siede in braccio. puzza di sudore ed è appiccicaticcia di creme. i capelli neri mi sembrano sporchi e il suo alito puzza un po’. accosta la sua testa al mio orecchio, me lo lecca e mi sussurra: “ciao, io sono zia monella, qui sono la più vecchia di tutte, ma come ti faccio godere io non ci riesce nessuna…” rifletto su quanto sia sgrammaticata la sua frase e poi la guardo meglio. ha le borse sotto gli occhi e le rughe. è vero, è vecchia.
mi faccio accompagnare nel privé. mi tiene per mano. pago e mi sento uno stupido perchè ho lo zaino come uno scolaretto. i privé sono minuscoli con degli scomodissimi divanetti rossi. cerco una posizione comoda, ma non faccio in tempo perchè zia monella mi alza la maglia e mi inizia a mordicchiare il capezzolo. ma perchè? non dovrebbe spogliarsi lei? e poi penso poverina quanti peli avrà in bocca. mi dice -ti piaccio vero sporcaccione?- io dico sì zia monella. dal corridoio si sentono le grida delle colleghe che la incitano, vai zia, perchè è chiaramente un evento quello che sta succedendo. zia monella inizia a muoversi. si spoglia velocemente. cerca qualche passo di danza che non le viene. sembra una triste signora ubriaca. a me viene duro. tanto duro. lei lo accarezza e ride, -lo sapevo che sei un porcellino. vuoi godere?- si zia, fammi godere. inizia ad agitarmi il culo sull’uccello. si strofina tutta. il francio stringe sofia e ne sente il profumo, quello stesso che mi aspetta in stazione. zia monella mi infila la lingua in bocca. sa di fragoline e fumo. la limono duro. mi dice -sai cosa mi eccita?-. Io e sofia siamo in camera mia e stiamo guardando un film. lei si addormenta e mi bagna la maglia con la bava, e penso sia meraviglioso. No zia, non so cosa ti eccita. -mi eccita quando mi dicono le sporcacciate- e mi alza ancora la maglietta e mi morde ancora il capezzolo. poi mi tocca il cazzo e sente che è sempre più duro, così si muove ancora più forte e forse dovrei mettermi a ridere, perchè questa vecchia mi sta ballando nuda davanti e non è un modo di dire che potrebbe essere mia madre, e i suoi muscoli sono troppo rilassati e le sue tette cadono irregolari sul fianco, con un capezzolo triste e stanco -dimmi le porcate-. whisper words o f wisdom, let it be. -dimmi le porcate- così la fisso dritta negli occhi e le dico vorrei cagarti in faccia zia monella.
lei si blocca. si allontana. e io è come se mi svegliassi. lei mi guarda come se fossi la cosa più brutta che ha mai visto. mi manda affanculo e va a chiamare l’ometto enorme che sta fuori per farmi cacciare. me ne esco che ce l’ho ancora duro e ricomincio a camminare.
quando sono ormai lontano dallo stripclub mi ricordo una cosa. torno indietro. l’ometto mi accoglie già incazzato. io alzo le mani. vengo in pace. appoggio lo zaino a terra. tiro fuori il pacchetto con il completino che volevo regalare a sofia e lo dò al buttafuori -perfavore fallo avere a zia monella, le starà bene-.
ora è quasi giorno. sofia mi ha chiamato molte volte. ci sono molte chiamate perse. non lo so. forse tornerò da lei, o forse prenderò il primo treno e cercherò di addormentarmi appoggiato al finestrino. magari sognerò qualcosa di dolce.






